I nazareni limonano ancora. Abbasso le preferenze, viva Wieseltier!
5 AGO 20

Al direttore - Quirinale, Salvini: piuttosto che votare Amato divento interista o biondo. In pratica, il mio sosia.
Maurizio Crippa
Maurizio Crippa
Al direttore - A mio parere questo patto d’acciaio del Nazareno i figli dei nostri figli lo studieranno a scuola nella storia politica italiana anche e sopratutto per l’originalità che ha e la situazione anomala che sta creando, due partiti, i principali (a parte Gribbels che abbiamo visto conta come il due di picche) spaccati in due come non mai con le parti anti-Nazareno che protestano contro i due amanti impossibili, che ogni giorno si piacciono di più e come dice Cerasa limonano e limonano alla faccia di tutti, come due innamorati alle porte di San Valentino. Il 14 febbraio si chiamerà San Nazareno.
Roberto Carletti
Roberto Carletti
Al direttore - Condivido pienamente gli interrogativi posti in un editorialino sul Foglio del 21 corrente con il quale si chiede, retoricamente, cosa sarebbe successo se Draghi – cha ha avuto un incontro con la Merkel – fosse venuto a consultarsi, in previsione dell’adozione del Quantitative easing, con Renzi e la Bce fosse chiamata in giudizio dalla nostra Corte costituzionale, come ha fatto quella di Karlsruhe. O se Janet Yellen concordasse con la Casa Bianca l’azione della Fed. Quanto alla Bce, le pressioni esercitate su di essa, ma anche gli eventuali accordi o tentativi di intese tra i suoi vertici e i governi, nel caso quello tedesco, violano apertamente l’art. 130 del Trattato Ue sull’autonomia e indipendenza di questa istituzione, a maggior ragione perché, se rispondenti al vero, sarebbero volte a impedirle di operare per il mantenimento della stabilità dei prezzi che è un dovere giuridicamente vincolante stabilito dall’art. 127 dello stesso Trattato. Una volta tanto, dovremmo essere noi a invocare l’ottemperanza a queste leggi fondamentali. Si vedrà, dunque, come concretamente deciderà, alla fine, il Consiglio direttivo dell’Istituto a proposito del Qe, essendo chiamato a dare una prova del rispetto, innanzitutto da parte sua, dell’indipendenza della Banca, che non sarebbe salvaguardata pienamente nemmeno se si affermasse una mediazione di basso livello con un Qe delegato alle banche centrali nazionali, con conseguente frantumazione del relativo sistema europeo, ancor più inaccettabile se, nonostante ciò, la componente tedesca, come si dice, voterà ugualmente contro. Con i più cordiali saluti.
Angelo De Mattia
Angelo De Mattia
Al direttore - A questo punto è chiaro che per il Quirinale occorre un candidato che abbia tre requisiti: 1) possedere stile ed un certo uso di mondo, grazie a numerosi viaggi all’estero; 2) sapersi porre vicino alla “gggente” ma anche alle élites (preferibilmente quelle ricche); 3) esser noto per il suo sobrio equilibrio, che lo renda apprezzato dalla borghesia produttiva e dai ceti medio-bassi. Insomma, dalle parti del Nazareno hanno mica pensato a Christian De Sica? Saluti da un suo affezionato lettore.
Francesco Testi
Francesco Testi
Al direttore - Molto interessante la Piccola posta di Adriano Sofri di ieri. Non ricordo parole simili in passato, ma chissà se si ricorderà delle sue sagge parole di oggi la prossima volta che tutti quelli che solidarizzano con la vita privata di Greta e Vanessa lanceranno, tutti insieme, una campagna di stampa collettiva di tre-quattro mesi intorno al contenuto del letto di Berlusconi.
Giovanni De Merulis
Giovanni De Merulis
Al direttore - Le preferenze hanno un unico, fondamentale scopo: determinare i rapporti di forza all’interno del partito. Le variopinte correnti democristiane, socialiste e persino dei partitini satelliti, si formavano sul controllo delle tessere. Questo interessava solo ai militanti attivi, ai quadri, neppure a tutti gli iscritti. Ho fatto lo scrutatore e il presidente di seggio ai tempi del loro massimo splendore. Nell’80-85 per cento delle schede non compariva preferenza alcuna. Venivano attribuite al capolista del partito votato. Il capolista lo decideva il partito, in base ad alchimie in cui gli elettori non avevano alcuna voce in capitolo. La cosiddetta sovranità del popolo è un ossimoro. L’ossessione delle preferenze, veniamo a oggi, significa che Civati, D’Attorre, Casson, Mineo e compagnia sanno che il partito non li metterà capolista nei collegi.
Moreno Lupi
Moreno Lupi
Al direttore - Wieseltier e il logorio dell’occidente. E’ per articoli come questo che il Foglio vale mille volte più del suo prezzo. Grazie di esistere!
Francesco Cassini
Francesco Cassini